Su proposta del Ministro Andrea Riccardi, nella seduta del
Consiglio del Ministri del 7 giugno 2012 è stato approvato il Piano
nazionale per la famiglia.
È la prima volta che nel nostro Paese viene adottato uno
strumento contenente linee di indirizzo omogenee in materia di
politiche familiari, garantendo centralità e cittadinanza sociale
alla famiglia attraverso una strategia di medio termine che supera
la logica degli interventi disorganici e frammentari avuti sino ad
oggi.
Il testo, elaborato dal Comitato tecnico-scientifico
dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia, è stato approvato come
bozza dall'Assemblea dell'Osservatorio il 23 giugno 2011 dopo un
ampio confronto, sia in sede di Osservatorio sia attraverso la
Conferenza nazionale di Milano del novembre 2010.
Tale bozza, successivamente illustrata in Consiglio dei
Ministri, è stata sottoposta alla Conferenza Unificata per la
prescritta intesa - ai sensi dell'art. 1, comma 1251, lettera a)
legge n. 296/2006 - che è stata sancita il 19 aprile scorso, dopo
un approfondito lavoro istruttorio tra tutti i livelli di Governo
(Stato, regioni ed enti locali).
Spetta ora ai diversi livelli amministrativi, centrali e locali,
dare applicazione ai contenuti del Piano del quale offriamo di
seguito una sintesi dei principi ispiratori, delle priorità e delle
linee di intervento principali.
Quanto ai contenuti del Piano, i principi
ispiratori sono:
- cittadinanza sociale della famiglia, intendendo la famiglia
quale soggetto su cui investire per il futuro del Paese,
valorizzando la sua funzione per la coesione sociale e per un equo
rapporto tra le generazioni;
- politiche esplicite sul nucleo familiare: finora nel nostro
Paese gli interventi a favore delle famiglie sono stati o dettati
dall'emergenza e quindi necessariamente frammentati e disorganici,
o indiretti, cioè riflesso a volte inconsapevole di altre
politiche. Si tratta invece ora di delineare un quadro organico di
interventi che abbiano la famiglia come specifica
destinataria;
- sussidiarietà e sviluppo del capitale umano e sociale, nel
senso che gli interventi devono essere attuati in modo da non
sostituire ma sostenere e potenziare le funzioni proprie e autonome
delle famiglie. Una logica di empowerment quindi e non di
mero assistenzialismo delle famiglie e dei loro membri, che faccia
leva sulla loro capacità di iniziativa sociale ed
economica;
- solidarietà, intesa anche come rafforzamento delle reti
associative delle famiglie, soprattutto quando si tratti di
associazioni che non solo forniscono servizi alla persona, ma
costituiscono sostegno e difesa dalla solitudine, luogo di
confronto e di scambio.
Le priorità individuate dal Piano, quali
aree su cui intervenire con maggior urgenza sono:
- le famiglie con minori, in particolare quelle numerose;
- le famiglie con disabili o anziani non autosufficienti;
- le famiglie con disagi conclamati sia nella coppia, sia nelle
relazioni genitori-figli.
Gli interventi si articolano secondo le
seguenti direttrici:
- equità economica (fiscalità generale, tributi locali, revisione
dell'ISEE);
- politiche abitative per la famiglia;
- lavoro di cura familiare: servizi per la prima infanzia,
congedi, tempi di cura e interventi sulla disabilità e non
autosufficienza;
- pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro;
- privato sociale, terzo settore e reti associative
familiari;
- servizi consultoriali e di informazione (consultori, mediazione
familiare, centri per le famiglie);
- immigrazione (sostegni alle famiglie immigrate);
- alleanze locali per le famiglie;
- monitoraggio delle politiche familiari.
DOCUMENTI CORRELATI
Il Piano nazionale per la famiglia (PDF, 552 kb.)